Cresco eppure mi abbasso. L'economia della Valle d'Aosta nel quinquennio 2020-25

Leggendo i rapporti annuali della Banca d'Italia dal 2020 al 2025 emerge un ritratto dell'economia valdostana dove, accanto alla ripresa post-Covid e a livelli di reddito e ricchezza storicamente elevati, si celano alcune ombre che descrivono un quadro non del tutto roseo, dove il rischio di una lenta erosione del vantaggio conquistato nel tempo appare più che concreto. 

Crescita a traino

Le fonti della ripresa valdostana, infatti, non arrivano da proprietà "endogene" al sistema regionale, cioè da una maggiore produttività dei settori economici o da una maggiore innovatività degli stessi. Al contrario, sono motori esogeni a spingere in alto la performance valdostana. Prendiamo la metallurgia: l'unica grande impresa multinazionale sul territorio, assieme alle realtà dell'indotto dell'automotive, è responsabile di buona parte dell'export regionale e del valore aggiunto del settore. Niente di male, se non fosse che l'elevata concentrazione settoriale e la forte dipendenza da pochi mercati chiave (tra cui quello statunitense, oltre a Svizzera, Germania e Francia) comporta una vulnerabilità che, negli ultimi anni, si è fatta sentire e continua a far singhiozzare il comparto (tra continui ricorsi a cassa integrazione, chiusura di reparti e disdetta unilaterale del contratto integrativo). La maggiore esposizione agli shock globali, alle politiche commerciali aggressive degli Stati Uniti e ai costi dell'energia rischia di approfondire la vulnerabilità intrinseca di un contesto economico che deve buona parte della sua crescita a pochissime realtà industriali. Si pensi al fatto che il 3,7 per cento degli stabilimenti attivi generavano, nel 2021, il 28% del valore aggiunto del settore privato, valore che arriva al 72% se si considera la sola manifattura (Banca d'Italia, 2024).

Il nodo irrisolto della produttività

Quello che impedisce di recuperare i livelli pre-crisi (stiamo parlando della crisi del 2008 - Banca d'Italia, 2025), è un insieme di problemi di lungo corso a cui non sembra essere stato trovato alcun rimedio. Le risorse economiche sono misallocate, concentrate in settori a basso valore aggiunto e bassa crescita, la produttività è in calo, i livelli di digitalizzazione rimangono inferiori alle medie nazionali ed europee, la popolazione attiva continua a diminuire e le competenze dei lavoratori sono inadeguate allo sviluppo di settori innovativi. In sintesi, la dinamica di lungo periodo della produttività totale dei fattori è il tallone d'achille della Valle d'Aosta.

L'abbaglio del turismo

E poi c'è il turismo. Celebrato come la miniera d'oro che salverà le sorti locali, il settore ha recuperato vigore a partire dal 2022, ma continua a mostrare delle forti problematicità di natura strutturale. Tra tutte, quella della qualità del lavoro: contratti a tempo determinato, di natura stagionale, con una quota elevata di personale non residente, non qualificato e con stipendi troppo bassi. Si consideri che, secondo Banca d'Italia (2026), i salari reali in Valle d'Aosta nel 2023 risultavano inferiori del 14 per cento rispetto al 2008, dato peggiore rispetto al resto d'Italia. La dinamica negativa è stata più intensa proprio nel comparto del commercio e turismo, a prova della fragilità interna di questo settore e nella sua inadeguatezza a sostenere processi virtuosi e duraturi di crescita e sviluppo territoriale.

Il cuscinetto pubblico 

Senza parlare troppo di un settore delle costruzioni che sopravvive a ondate, grazie a piani di investimento pubblico (PNRR), l'economia valdostana è dominata da una polarizzazione industriale che mostra segni preoccupanti di instabilità, da un comparto turistico dilagante ma incapace di generare ricchezza diffusa e processi virtuosi in termini salariali (oltre che di qualità generale della vita), e da una cattiva allocazione delle risorse, destinate a settori non performanti. Il settore pubblico, in questo contesto, ben lungi dall'essere il motore di processi di investimento di lungo periodo, rischia di essere un mero - per quanto prezioso - cuscinetto contenitivo, capace sì di attutire il disagio di parte della popolazione, ma anche di alterare la percezione delle fratture e dei disagi che minacciano il contesto economico locale.

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